Poesie #2

lungo-la-mezzeria_vf

ESISTE

Esiste
il suo scorrere,
il dolore,
viaggio incompreso
tra
povere
ombre
dove
neppure
indulgenza
resiste.

Matteo Marangoni

lungo-la-mezzeria_vf

IL ( )

Il mio, il
tuo, il loro
o meglio il
nostro, il
suo continuo
spingere
alle spalle,
avanzare, è
il vento (in collina)
che
porta un cielo privo
di pioggia.

Matteo Marangoni

lungo-la-mezzeria_vf

TEMPO

Ore, fattori
umani, alzare
lo sguardo per
comprendere la
presenza d’altri, ma
si è in
trincea,
in attesa della
guerra, la
prossima, senza più
alcuno.

Matteo Marangoni

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VORREI VEDERE

Ho visto una donna tirare dritto
Forte, sulle sue gracili gambe
Il passo incerto tra buche di bombe
Nel grembo, il dolore dal suo nemico.

Ho visto una donna camminare spavalda
Stretta, nel suo vestito di lino di marca
Il passo incerto sui suoi tacchi a spillo
Nel grembo, il dolore da uno sconosciuto.

Ho visto una donna seduta al lavoro
Le labbra strette in un finto sorriso
Il passo incerto tra polvere spessa
Nel grembo, il dolore da un falso amico.

Ho visto una ragazza tra i banchi di scuola
Il sorriso spento sul tenero viso
Il passo incerto tra libri patinati
Nel grembo, il dolore dallo spregevole branco.

Vedo, ma non vorrei vedere
Il dolore dipinto sul volto di donna
Il sopruso, l’abuso sulla sua pelle
Il pianto sommesso di un’amica ferita.

Non vedo, ma vorrei vedere
Gli occhi felici di tutte le donne
Il sorriso sereno di una compagna
Il passo sicuro accanto al suo uomo.

Francesco Tudini

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CANTO DELL’UNO

Ora che il Nume sovrano
ha sciolto l’esilio
del due
e con-fonde le nostre separatezze,
sigilla me e l’umano
nell’Uno rotondo
senza ritorno,
fa del tuo arco
un cerchio sublime
saldato dal fuoco,
senza più fughe di frecce,
bocca di vulcano
rosso d’amore,
magma divino
che canta all’infinito
l’avvento-prodigio
dell’essere Uno.

Gabriella Cinti

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quando nel rosso
liquido
melograno e ciliegia
si fondevano
nella bocca,
calate nell’abisso
e tu eri nastro
di luce rotonda
intorno a me
sciolta nel buio,
quando conoscere
fu dimenticare tutto
e farsi voragine
dentro il fondo
segreto,
quando hai addensato
le ali,
per coprire le spalle
nude di freddo,
quando il sogno
ha preso
corpo di miele,
allora,
il guanto divino
del rapimento,
mi ha rovesciato con te
nel turbine
dell’Assoluto.
E allora
ho iniziato
ad esistere.

Gabriella Cinti

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TEMPO

Mi sembra a volte
che il tempo si fermi:
attimi d’eternità sospesi
nel divenire del mondo

Beatrice

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PESARO FUORI LE MURA

Rivedo…

la campagna distesa all’orizzonte
basse colline, ondulazioni dolci,

campi da arare tra biancospini e more.
I canneti a segnare un piccolo di fiume

che balbetta appena e fa fatica
a saltare sopra i sassi del greto.

Casolari con pergole di uva spina
… elementari architetture che l’edera

invade e rimodella. Stradicciole
bianche di breccia fina da sbucciare

i ginocchi e poi correre dalla mamma
per farsi medicare e soffiare forte

perché brucia.

Ivana Magini Barbero (da ‘Come una danza in tondo’ 2009)

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PANNI STESI

Appesi ad asciugare
ovunque, nei giardini lungo
i balconi i muri le finestre

su fili che attraversano i vicoli
e uniscono le case. Stesi
con pudore o come bandiere

spiegate che il vento avvolge
e ruba….. panni vissuti e
panni appena nati, per chi ha

ancora un perché, una carta
da giocare, una scommessa
da vincere.
 
Ivana Magini Barbero (da ‘Come una danza in tondo’ 2009)

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STAVAMO INSIEME IN UNO SPECCHIO VUOTO

Nel  volano     delle nuvole
uno stormo      anatre bianche
le nostre parole    chiuse

tra le reti delle pagine.

E avevamo una pozza entrambi
dentro il cuore vuoto
il pesce delle nostre vite fatte di vento

un frammento o un firmamento.

Ci crescevano fiori sulla bocca
e soli      in un coro         se solo pensavamo di parlarci
la lumaca strisciava l’argento sulla soglia della lingua

nel ventricolo del desiderio nella sommità della nostra assenza.

Noi

senza parole
stavamo attraccati alla nave di uno sguardo
alla fine del porto di Antiochia o nel nero

nella notte      nei mille pertugi dei sogni.

Nella schiuma d’altri mondi
nella vela di altri luoghi che non erano noi eppure ci attraversavano
messaggi come battelli nella memoria mia e tua.

Terra noi vedevamo

la terra in ogni pagina
in ogni riga innalzatasi tra     me       te         come torri
di una notte senza fine in cui trovarci

ugualmente oscuri.

Fernanda Ferraresso

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PANE VUOTO

Elidermi la forza a ogni boccone:
sostentamento che dà annichilimento,
energia che è solo malattia.
E il gesto quotidiano
è dannazione, panico…
E il pane quotidiano
è arsenico versato crudelmente,
sulla mia mente,
goccia su goccia,
per l’assassinio della mia
(ma chi l’ha detto?)
identità.

Inspiegabile utopia
pensare di poter essere
– da qui in avanti –
senza la fisicità dell’essere.

Eppure mi cuoce dentro
la smania del sottrarre,
dell’estirpare massa a massa
col desiderio di sentire il vento,
dentro.
Via quella maschera di carne,
via, nel fondo del corpo
per scavare, ritrovare la
primigenia nascita.

Su di me
lottano
la vita e la morte,
la testa e la coda
(che defeca)
della bestia nera strisciante.
Il suono del suo sonaglio
mi fa chinar la testa e
inginocchiare
all’altare della pazzia.

firmato: NURA

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…FINALMENTE

Trampolino allungato
per il MIO tuffo carpiato:
il corpo arrotolandosi
prova finalmente a svolgersi…
quel fremito primordiale
– sempre linfa alle piante del cervello –
scorre scrosciante
sul sentiero
della giornata di ADESSO.
Intorno, tutto vento.
E ulula, la serpe
tra i capelli.
MA, ormai,
non voglio più
lanuggine sul volto
a confondere quel salto.
Non più le braccia fasciate
ad un corpo PALPITANTE.
Abbraccio una sfida
per abbracciare
la mia
VITA.

firmato: NURA

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DEL VOCIAR TRA TERRA E CIELO

Bisognerà
che l’ostinato viandante
sospenda l’istante
e si raccolga.
Percorsi infiniti di moviola
riavvolgono profumi di assenza
e intensi odori di lontananza
Ceste colme di ricordi
regalano ordini indifferenti
Lenti infrante
riflettono disegni di melograno acerbo.
Bisognerà
che  antichi ghiomi
restituiscano fili lievi e leggeri
di incredula speranza
a tessere un arcobaleno
dove appendere
una preghiera profana
nel mio vociar fra terra e cielo.

Marina C.

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LE MIE POESIE

Cerco di crogiolarmi dentro
tutte le mie parole stanche
tante
Come un lago increspato
da cerchi
sempre più larghi
si perdono

Paola Prinzivalli (dedicata a Parole di Mezzeria)

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SENZA ALCUN TITOLO

Dorme.
Stringe, afferra e mangia.
Rutta. Vomita.
Governa. Crede. Sente.
Corre. Lacera. Scopa.

Veglia.
Guarda. Sbadiglia.
Piega. Taglia. Mette. Toglie.
Nega. Parla. Vive.
Spoglia, veste e muore.

Sogna.
Assorbe. Prega. Viaggia.
Osserva, nuota e vola.
Guarisce. Risorge.
Tace.

Filosofeggia sul niente,
poi ricomincia daccapo.

Carlo M. Cirino

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PRIMAVERA POESIE

la tenera erba piena di rugiada
accarezza lievemente i fiori.
Intanto gli uccelli tornano felici dai paesi caldi
cantando serenate
e il loro dolce suono
fa riflettere
le nostre menti
rinchiuse nel freddo inverno.

Mario L. B. (scuola primaria, classe 5, da Luciana Pazzaglia)

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PENSIERI

Ogni giorno
sorgono pensieri lontani
pensieri tristi, felici.
Pensieri che vanno dritti al cuore
ogni giorno sorgono pensieri lonntani.
                  
Mirxhena Z. (scuola primaria, classe 5, da Luciana Pazzaglia)

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MATTINO DI PRIMAVERA
 
               
Il sole sorge
illuminando il cielo acora buio.
Gocce di rugiada
accarezzano il prato.
Prime margherite
timide e bianche
sbocciano pian piano.
è finalmente mattino.
       
Giorgia T. (scuola primaria, classe 5, da Luciana Pazzaglia)

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DESIDERI

Ho dei desideri
desideri di pace e di amore.
Desideri che fanno sognare.
Desideri come speranza
per un mondo migliore
dove tutti possano essere felici.
       
Mirco, Riccardo, Jessica (scuola primaria, classe 5, da Luciana Pazzaglia)

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